LA CITTA' IN COLONIA

Le tappe che costituiscono il percorso rappresentano differenti punti di vista da cui osservare in quali modalità e misura l’esperienza del colonialismo italiano, e le sue conseguenze sul nostro presente, si sono intrecciate con la storia della città di Parma. Un viaggio alla scoperta di statue, musei e altri luoghi della memoria che intorno a noi raccontano i personaggi e gli eventi storici che hanno determinato la stagione coloniale italiana e parmigiana.

A cura di:

Sofia Bacchini

LE TAPPE

Il quartiere Oltretorrente e le guerre coloniali in Africa

P.le Rondani

Alla fine del XIX secolo, il torrente Parma separava in due la città: sul lato est i centri del potere politico ed economico, la città borghese; sul versante ovest l’Oltretorrente, la città proletaria, caratterizzata dagli stretti borghi e dalle osterie. Proprio tra queste strade nacque un movimento anticoloniale, che cavalcava l’onda dell’insoddisfazione crescente causata dal malcontento sociale e politico e dalle difficili condizioni igienico-sanitarie del quartiere.
L’Oltretorrente divenne il luogo d’incontro – e di bevute – delle due anime delle manifestazioni, che fermenteranno per le strade della città dalla fine degli anni ‘90 dell’800 all’inizio del secondo decennio del ‘900: da una parte gli studenti universitari, spesso fuori sede e di estrazione borghese, dall’altra parte gli abitanti del quartiere che più soffrivano la fame e il disagio sociale.
All’arrivo della notizia della sconfitta italiana ad Adua in Etiopia (1 marzo 1896), si scatenarono due giornate di manifestazioni, scontri e tumulti, che videro gli studenti socialisti e gli abitanti dell’Oltretorrente e del Centro affrontare insieme la Forza Pubblica.
Gli studenti e gli abitanti dei borghi contestarono non solo le politiche espansionistiche di Crispi dopo Adua, ma anche la ripresa delle politiche coloniali con Giolitti e l’impresa di Libia (1911), rendendo ancora una volta l’Oltretorrente teatro di una imponente manifestazione nazionale contro l’impresa coloniale, mentre in “Parma Nuova” la città borghese sfilava sotto i tricolori, a sostegno della nuova avventura africana.

Il Museo zoologico eritreo Vittorio Bottego

Strada dell’università, 12

Il Museo Bottego è ospitato all’interno del Museo di Storia Naturale dell’Università di Parma, istituito nel 1766 da Padre J.B. Fourcault, ornitologo alla corte di Maria Luigia.
La sala ospita la collezione zoologica raccolta in Eritrea tra il 1889 e il 1891 da Vittorio Bottego, ufficiale coloniale ed esploratore parmigiano. Gli animali della collezione furono cacciati da Bottego e inviati a Parma, dove, nel 1891, il direttore del Museo di Storia Naturale Pellegrino Strobel curò una prima organizzazione del materiale africano. Nel 1907, in concomitanza con il posizionamento della statua di Bottego nel piazzale della stazione ferroviaria di Parma, venne inaugurato il Museo eritreo intitolato all’esploratore parmigiano nella sede attuale di strada dell’Università; l’esposizione fu curata dallo zoologo Angelo Andres.
La collezione si compone di una ricca varietà di fauna eritrea di specie diverse (pesci, uccelli, mammiferi, insetti, coralli), alcuni oggetti appartenenti alle popolazioni africane incontrate da Bottego e diversi cimeli dell’esploratore. Il Museo ospita anche la sala Piola, contenente materiale etnografico (armi, maschere, oggetti di uso quotidiano) raccolto dall’ufficiale parmigiano Emilio Piola in Congo durante la colonizzazione belga.

Lapidi in memoria delle battaglie coloniali di Adua e Dogali

Piazza Garibaldi

La città di Parma ricorda i principali avvenimenti della sua storia attraverso le lapidi affisse sotto i Portici del Grano; queste sono caricate di valenza commemorativa, a rappresentare l’importanza che le istituzioni della città hanno attribuito a particolari eventi.
Tra queste lapidi vi sono anche quelle sulle prime campagne coloniali in Africa orientale col pretesto di portare la civiltà tra i popoli dell’antica Abissinia. In queste battaglie, e specialmente in quella condotta ad Adua, l’esercito italiano subisce una pesante sconfitta, perdendo migliaia di uomini.
I soldati caduti in queste battaglie sono accanto ai nomi delle partigiane e dei caduti del Risorgimento italiano, una narrazione in cui le istituzioni stesse giustificano ancora il colonialismo italiano più come un’impresa eroica che come una vera e propria guerra d’espansione.
Ad oggi, conoscendo le conseguenze a cui queste imprese – e più in generale le guerre – hanno portato, vogliamo proporre una riflessione, a chiunque voglia fermarsi un po’ a pensare, sul significato di tutte queste lapidi, di tutte queste vite qui ricordate che sono parte della memoria della città, che lettura daresti all’importanza e alla traduzione che è stata attribuita a tutte queste morti?

La corrente artistica dell’orientalismo

Borgo del parmigianino, 2

A partire dalla spedizione militare di Napoleone in Egitto e in Siria (1798-1801) e la successiva espansione coloniale europea, artisti e intellettuali europei hanno costruito e “inventato” l’immagine dell’Oriente, attraverso incisioni, pitture, racconti di viaggio e descrizioni esotiche, spesso andando a confermare stereotipi e pregiudizi nei confronti degli altri popoli formatisi nei secoli precedenti. Queste immagini, impressioni e rappresentazioni legate all’ “Oriente” (tra cui l’harem, il deserto, lo splendore decadente, la sensualità, la pigrizia, il fatalismo, la crudeltà) hanno nutrito abbondantemente la letteratura e l’arte del XIX secolo, fino a dare vita a un immaginario coerente e definito che possiamo riscontrare ancora oggi.
Il parmigiano Alberto Pasini (Busseto 1829 – Cavoretto 1899) fu uno dei massimi esponenti della pittura orientalista italiana: grazie ai suoi numerosi viaggi nell’Impero ottomano e persiano, i suoi quadri restituiscono un’immagine romantica e verista dei paesaggi e delle popolazioni “orientali”.
Anche il celebre compositore Giuseppe Verdi ha dedicato quattro opere liriche a temi dal gusto orientalista: una delle opere più conosciute, Aida, fu commissionata a Verdi per l’inaugurazione del canale di Suez e debuttò al Teatro dell’Opera del Cairo nel 1870.

LA STATUA DI VITTORIO BOTTEGO

Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa

Il monumento eretto nel 1907 da Ettore Ximenes grande ammiratore del protagonista e commissionato da Emilio Frelli, è dedicato a colui che fu considerato il più grande esploratore del tempo, Vittorio Bottego, riassumendo le sue esplorazioni nel Corno d’Africa. Per mano sua vennero compiute alcune spedizioni tra la Baia di Assab e la città di Massaua nel 1891, l’anno seguente partì per la sua seconda spedizione, esplorando la parte iniziale del fiume Giuba con l’intento di arrivare alla sua sorgente. Le due statue ai piedi del Bottego, sono la personificazione dei fiumi Giuba e Omo, obiettivo della sua terza spedizione con il fine di creare delle nuove vie di accesso da sud per l’Etiopia, ma non fu portata a termine a causa della sua morte.

Le sue conquiste apparentemente gloriose suscitarono in realtà pareri contrastanti. Al momento dell’inaugurazione del monumento dedicatogli, avvenuta il 26 settembre 1907, la Gazzetta di Parma testimonia tramite dichiarazioni di personaggi influenti e familiari, l’ammirazione illusoria del popolo parmense. Il sindaco Lusignani affermò: “Oggi quel monumento rappresenta la storia delle nostre glorie più autentiche”. Inoltre per evidenziare l’importanza del personaggio, Parma ricompensa lo scultore offrendogli la cittadinanza, denaro e una medaglia.