LA CITTA’ INDUSTRIALE

Un percorso museale lungo fabbriche, stabilimenti, officine e laboratori artigianali che nel corso del secolo scorso hanno costituito il cuore del tessuto produttivo della nostra città. Questi luoghi di lavoro attirarono e diedero un’occupazione a migliaia di persone, contribuendo allo sviluppo urbano, rilanciando l’economia e creando nei territori interessati comunità laboriose e popolari, grandi protagoniste dello sviluppo industriale della nostra città.

A cura di:

Latino Taddei

LE TAPPE

Via dei Farnese, 21

Il 25 settembre 1854 Domenico, Rocco e Carlo Bormioli acquistarono dalla famiglia Serventi la “Real Fabbrica della Majolica e dei Vetri di Parma”, realizzata più di un secolo prima per volere del ministro borbonico Guillaume Du Tillot.

Lo stabilimento occupava l’area che collegava il ponte della Rocchetta (oggi ponte G. Verdi) a borgo Santa Teresa (oggi borgo Rodolfo Tanzi); al suo interno la produzione di ceramiche e vetri avveniva in maniera artigianale e quasi totalmente manuale. 

La vetreria posta in Oltretorrente rappresentò il primo passo dell’esperienza parmigiana della famiglia Bormioli: i quasi cinquant’anni di attività del primo stabilimento (1854-1903) segnarono l’inizio di una storia lunga e densa, che accompagnerà lo sviluppo industriale (ed urbano) della città, coinvolgendo direttamente migliaia di lavoratori e relative famiglie.

Lo stabilimento di via dei Farnese negli anni seguenti la chiusura fu ristrutturato e convertito ad uso residenziale: gli edifici in stile liberty ancora oggi esistenti furono progettati dall’architetto Alfredo Provinciali e realizzati nel 1905.

Via Repubblica, 88

Nel 1877 Pietro Barilla, che in precedenza era stato apprendista presso il forno di Vincenco Lainati, suo nonno materno, aprì una piccola bottega per la produzione e vendita di pane e pasta in strada Vittorio Emanuele (oggi strada Repubblica).

L’attività dell’azienda al tempo seguiva i metodi artigianali; gli strumenti erano limitatissimi (gramola e torchio, entrambi in legno), la produzione era assai limitata, così come la necessità di manodopera: la forza lavoro era costituita dai componenti della famiglia, nessuno escluso.

Dopo un momentaneo spostamento in un altro laboratorio, sempre su strada Vittorio Emanuele, la necessità di avere spazi maggiori (dove installare attrezzature moderne, propriamente industriali) portò alla decisione di abbandonare la bottega posta a due passi dal centro della città; il 2 aprile 1911 fu inaugurato e messo all’opera il nuovo stabilimento (definito dalla Gazzetta di Parma “modernissimo”), situato in via Veneto.

Uscita dal centro storico di Parma, in cui affondava le sue radici, l’azienda iniziò il suo percorso di sviluppo e successo globale che ancora oggi continua.

Parco 1° Maggio

Lo zuccherificio fu costruito dalla Società Ligure-Lombarda tra la fine del 1898 e l’inizio del 1899; la produzione iniziò il 21 agosto di quell’anno.

La materia prima proveniva dai territori della campagna parmense; molti coltivatori, dopo le prove sperimentali realizzate negli anni precedenti da Antonio Bizzozero, accettarono di coltivare la barbabietola da zucchero nei loro terreni, dedicandole nel complesso una superficie di mille ettari.

Come per tante altre aziende, la fabbrica fu posta fuori dai confini urbani, per venire incontro alle esigenze di spazio e di vicinanza alle infrastrutture legate alla mobilità; per questi motivi la Società Ligure-Lombarda installò lo stabilimento nel quadrante orientale della prima periferia cittadina.

Lo zuccherificio (che nel 1930 fu oggetto della fusione tra Società Ligure-Lombarda e Società Anonima Eridania, confluite nella Società Eridania Zuccherifici Nazionali) diede lavoro a centinaia di persone fino al 1968, anno in cui la produzione si fermò definitivamente; l’area rimase in stato di abbandono fino al 1980, quando venne rilevata dal Comune di Parma e destinata a parco pubblico attrezzato.

Nel 1999 lo stabilimento è stato coinvolto in un ampio progetto di riqualificazione urbana; i lavori, terminati nel 2001, pur mantenenendo la struttura principale, ne hanno modificato la destinazione d’uso, facendola diventare una sala concerti.

Via Palermo, 6

Nel 1918 Tito Manzini, a seguito dell’esperienza maturata nel campo della meccanica (in precedenza aveva lavorato come montatore nello zuccherificio della Società Ligure-Lombarda, poi Eridania) fondò nel laboratorio di viale Mentana 94 un’impresa autonoma, che si occupava della progettazione e costruzione di macchine per la lavorazione del pomodoro.Alla morte del titolare nel 1929 la direzione dell’azienda passò ai figli Manlio, Ettore, Bruno e Sante, che di lì a poco spostarono lo stabilimento oltre la linea ferroviaria, alla ricerca di maggiori spazi per rendere possibile l’evoluzione del sistema produttivo.

Nella nuova sede la produzione venne ampliata e diversificata, aggiungendo a quelli per il pomodoro altri macchinari per la lavorazione della frutta e dei formaggi.

Nel 1948 una grande targa parietale in bronzo, simboleggiante il lavoro contadino e la sua integrazione col sistema industriale ( opera dello scultore Pietro Carnerini) fu applicata sulla fabbrica, dove rimase fino al 1970, quando la Manzini si trasferì nella nuova sede di via Paradigna 94 /A.

Via Trento, 30

Nel 1897, in un piccolo laboratorio posto nei pressi della stazione ferroviaria, Ludovico Borsari e Dario Saccò aprirono una ditta specializzata nella produzione di essenze e profumi: il loro “cavallo di battaglia” era la Violetta di Parma, in precedenza creata dallo stesso Borsari.

Dieci anni dopo, terminata la collaborazione tra i due soci, Lodovico Borsari fondò una ditta autonoma con sede in località Mulini Bassi (l’odierna zona di via Verona), dove rimase fino al 1934, quando spostò la produzione in un nuovo stabilimento, fatto costruire per l’occasione nella parte finale di via Trento.

L’edificio, progettato da Umberto Piccoli secondo lo stile razionalista, fino alla fine degli anni ‘60 ospitò centinaia di lavoratrici, dando vita ad un’autentica storia di lavoro al femminile, fatta di passione e successi, ma anche vertenze e conflitti.
Il marchio Borsari si contraddistinse per la sua ricercatezza estetica, riscontrabile sia nei prodotti che nella comunicazione: tra flaconi e manifesti, lo “stile Borsari” divenne in breve tempo famoso in tutto il mondo, portando ben oltre i confini cittadini e nazionali i suoi profumi e la sua eleganza.

Via San Leonardo, 39

Nel 1903, con la chiusura definitiva della fabbrica di via dei Farnese, la produzione della Bormioli fu trasferita completamente nel nuovo stabilimento fatto costruire oltre i confini cittadini, nel suburbio di San Leonardo, che al tempo era aperta campagna.

Nel nuovo contesto, grazie all’ampiezza dello stabilimento e all’agevole collegamento alla rete ferroviaria, decennio dopo decennio fu realizzata la meccanizzazione della produzione, compiendo così il passaggio dal modo di produzione artigianale a quello industriale.

Figure storiche legate all’arte vetraria furono progressivamente sostituite da macchinari e strumentazioni moderne, oltre che da una figura professionale nuova, figlia del suo tempo: l’operaio industriale.

I forni della vetreria rimasero accesi per più di un secolo (l’ultima sirena suonò la mattina del 5 maggio 2004), dando un impulso notevole allo sviluppo urbano e produttivo di Parma: una storia lunga ed importante, fatta di lavoro, conflitti, socialità e di relazione continua con il quartiere che attorno alle sue ciminiere crebbe e si sviluppò.

L’Associazione Medaglie d’Oro Bormioli Rocco e Figlio, per tutelare la memoria di questa importante esperienza, ha progettato la realizzazione, all’interno di alcuni spazi della fabbrica, di un Museo del Vetro, che ci auguriamo veda al più presto la luce.